Isaac Asimov

Razza di deficienti! Il brevissimo, divertente, fantastico racconto di Isaac Asimov

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Razza di deficienti! Il brevissimo, divertente, fantastico racconto di Isaac Asimov

Isaac Asimov
Razza di Deficienti
(1957)

 

Naron, dell’antichissima razza di Rigel, era il quarto della sua razza a tenere i registri di tutte le galassie. Aveva il libro grande, con l’elenco delle moltissime razze di tutte le galassie che avevano sviluppato una forma d’intelligenza, e quello, notevolmente più piccolo, nel quale erano registrate tutte le razze che, raggiungendo la maturità, venivano giudicate adatte a far parte della Federazione delle Galassie.
Nel registro grande erano stati cancellati molti nomi: erano i nomi di popoli che, per una ragione o per l’altra, per sfortuna o incapacità erano scomparsi. Sfortuna, difetti biofisici o biochimici , squilibri sociali avevano preteso il loro pedaggio. In compenso, nessun nome era stato cancellato dal libro piccolo.
Naron, grande e incredibilmente vecchio, guardò il messaggero che si stava avvicinando.
“Naron! Immenso e Unico!” disse il messaggero.
“Va bene, va bene, cosa c’e’? Lascia perdere il cerimoniale.” Rispose Naron facendo fretta come fosse un po’ infastidito
“Un altro insieme di organismi ha raggiunto la maturità.” disse il messaggero.
“Benone! Benone! Vengono su svelti, adesso. Non passa un anno senza che ne salti fuori uno nuovo. Chi è il nuovo popolo?” domandò Naron.
Il messaggero diede il numero di codice della galassia e le coordinate del pianeta al suo interno.
“Uhm, sì, conosco quel mondo.” disse Naron facendo uno sforzo per ricordare e con la sua fluente scrittura prese nota sul primo libro, poi trasferì il nome sul secondo, servendosi, come di consueto, del nome con cui quel pianeta era conosciuto dalla maggior parte dei suoi abitanti, scrisse “Terra” e pronunciò il nome mentre lo scriveva.
“Queste nuove creature detengono un bel primato. Nessun altro organismo è passato dalla semplice intelligenza alla maturità in un tempo tanto breve. Spero che non ci siano errori.” disse Naron dopo aver scritto il nome
“Nessun errore, signore” disse il messaggero sicuro.
“Hanno scoperto l’energia termonucleare, no?” chiese Naron.
“Certamente, signore.” rispose il messaggero.
“Benissimo, questo è il criterio di scelta.” affermò Naron ridacchiando soddisfatto. “E molto presto le loro navi entreranno in contatto con la Federazione.” aggiunse Naron come di cosa scontata.
“Per ora, Immenso e Unico, – disse con una certa riluttanza il messaggero – gli osservatori riferiscono che non hanno ancora tentato le vie dello spazio”.
“Proprio per niente? Non hanno nemmeno una stazione spaziale?” chiese Naron dimostrando stupore.
“Non ancora, signore.” rispose il messaggero quasi scusandosi.
“Ma se hanno scoperto l’energia atomica, dove eseguono le loro prove, le esplosioni sperimentali?” chiese Naron sempre più stupito
“Sul loro pianeta, signore” rispose il messaggero.
Naron si drizzò in tutti i suoi sei metri di altezza e tuonò:”Sul loro pianeta?”
“Sì, signore.” rispose il messaggero.
Lentamente Naron prese la penna e tracciò una linea sull’ultima aggiunta del libro piccolo. Era un atto senza precedenti, ma Naron era molto, molto saggio e poteva vedere meglio di chiunque altro quello che sarebbe accaduto nell’universo delle galassie.
“Razza di deficienti!” borbottò Naron.

ITALIA

SE NASCI IN ITALIA… Storiella semiseria che ti spiega perché devi darti alla fuga !!

 

ITALIA

 

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SE NASCI IN ITALIA… Storiella semiseria che ti spiega perché devi darti alla fuga !!

SE NASCI IN ITALIA…
Storiella che ti spiega perché devi darti alla fuga

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in Italia. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.
I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in Italia non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

di Antonio Menna

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La leggenda del filo rosso del destino

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La leggenda del filo rosso del destino

Il filo rosso come simbolo del destino, ne avevate mai sentito parlare? La leggenda del filo rosso del destino è una leggenda popolare di origine cinese diffusa in Giappone dove è conosciuta come ‘Unmei no akai ito’.

La tradizione orientale legata alla leggenda del filo rosso del destino ci racconta che ogni persona fin dalla nascita porta legato al mignolo della mano sinistra un filo rosso che lo collega alla propria anima gemella. Si tratta di un filo indistruttibile.

La leggenda del filo rosso del destino ha ispirato numerosi manga, film e telefilm in Giappone, diventati poi famosi in tutto il mondo.

La leggenda del filo rosso

Il protagonista della leggenda del filo rosso del destino è un uomo di nome Wei. Dopo essere rimasto orfano, fin da giovane voleva sposarsi e formare una grande famiglia ma diventato adulto non aveva ancora raggiunto questo obiettivo.

Durante un viaggio incontrò un uomo anziano che gli rivelò di essere il Dio dei matrimoni. Spiegò a Wei che sua moglie ora era una bambina di 3 anni e che avrebbe dovuto attendere altri 14 anni prima di conoscerla.

L’uomo anziano aveva con sé un sacco dentro cui si trovava il filo rosso del destino, un filo invisibile impossibile da tagliare. Quando due persone sono legate dal filo rosso sono destinate ad incontrarsi e a sposarsi.

Wei in un momento di follia tentò di uccidere quella bambina di 3 anni inviando un suo servo ma non vi riuscì. Allora continuò la sua vita fino a quando 14 anni dopo incontrò una bellissima ragazza di 17 anni e la sposò. Si trattava proprio di quella bambina di cui il Dio dei matrimoni gli aveva parlato. I due compresero il loro destino e si amarono per sempre.

Le anime gemelle

Le due anime gemelle grazie al loro filo rosso e guidate dal destino sono destinate ad incontrarsi e a sposarsi.

Non sempre però nella vita della futura coppia tutto fila liscio. L’incontro tra due persone può arrivare dopo un percorso molto tormentato. Infatti quando il filo rosso del destino è molto lungo può attorcigliarsi e rendere difficile l’incontro tra le due persone. Però secondo la leggenda giapponese questo incontro è inevitabile perché nel cuore e nell’anima anche senza saperlo ancora le due persone sono già unite.

Il destino in amore

Non sappiamo se gli incontri amorosi possano essere guidati dal destino o se le anime cerchino di incontrarsi di nuovo dopo essersi conosciute durante le vite precedenti. Possiamo credere in ciò che vogliamo, ma non possiamo negare che l’amore tra due persone, quando sboccia, resta sempre un miracolo e un grande e prezioso mistero.

 

Ciao mondo!

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